Vittoriano

Il monumento del Vittoriano è dedicato al Re dell'Unità d'Italia Vittorio Emanuele II, noto come Altare della Patria, e si erge tra Piazza Venezia e Via dei Fori Imperiali nella magnificenza del suo marmo bianco.
    Vittoriano, Roma. Storia, Altare della Patria, Tomba del Milite Ignoto

    • Dove si trova:
      Piazza Venezia

    • Realizzato da:
      Giuseppe Sacconi dal 1885 al 1911

    • Cosa vedere:
      Sacrario delle bandiere – Museo centrale del Risorgimento

    • Apertura:
      Tutti i giorni, lun-gio 09,30-19:30; ven-sab 09,30-22,00; domenica 9,30-20,30

    • Prezzi biglietti:
      €7,00 terrazze, €5,00 Museo del Risorgimento

    • Trasporto:
      Stazione Metro: Colosseo (blu)

     

    Storia

    La storia del Monumento Nazionale a Vittorio Emanuele II, noto come l’Altare della Patria, vede il suo avvio nel 1878 allorché il 26 marzo viene promulgata la legge proposta dal ministro Giuseppe Zanardelli, basata sul disegno di legge del parlamentare Francesco Perroni Paladini, che disponeva di erigere a Roma un monumento nazionale alla memoria del Re Vittorio Emanuele II di Savoia. Il primo re dell’Italia unificata, protagonista dell’eroica impresa del riscatto nazionale e artefice della liberazione dalla dominazione straniera.

    In uno stralcio di questo atto normativo si legge:

    «Sarà eretto in Roma un monumento nazionale alla memoria di Re Vittorio Emanuele, liberatore della Patria, fondatore della sua Unità»

    (Legge n°115 del 16 maggio 1878)

    Il progetto prendeva così forma per celebrare uno dei protagonisti del Risorgimento, il primo e più importante dei quattro “Padri della Patria” che ha portato a termine con successo l’unità della nazione grazie al supporto di Camillo Benso, conte di Cavour, per il suo fervore politico, di Giuseppe Garibaldi per l’appoggio militare, e di Giuseppe Mazzini, mente e ispiratore dei patrioti italiani.

    La costruzione del monumento, con l’inizio dei lavori nel 1885,  procedette piuttosto a rilento per difficoltà strutturali non previste allo stadio progettuale per concludersi definitivamente nel 1935. Tuttavia nel 1911, nel corso delle celebrazioni per il 50º anniversario dell’Unità d’Italia e dell’Esposizione internazionale di Torino, ci fu l’inaugurazione ufficiale e l’apertura al pubblico.

    Nel progetto architettonico il complesso è stato pensato come un moderno foro in una posizione elevata sulla piazza, un’agorà su tre pianori comunicanti con scalinate e sovrapposto da uno scenografico portico caratterizzato da un colonnato tra due magnifici portici..

    Fin dalla sua inaugurazione è stato uno dei monumenti-simbolo della Città Eterna e del Paese, centro iconico e teatro di importanti momenti celebrativi e istituzionali ma soprattutto meta di milioni di turisti ogni anno. All’interno del monumento hanno la loro sede l’Istituto per la storia del Risorgimento italiano e il Museo sacrario delle Bandiere delle Forze armate.

    I concorsi

    Nel 1880 venne bandito il primo concorso a carattere internazionale che vide l’adesione di trecentoundici partecipanti di diverse nazionalità. Nel bando non veniva specificata l’ubicazione e neanche la tipologia del monumento per cui erano stati stanziati inizialmente circa 8 milioni dallo stato con in più aggiunta una raccolta di fondi aperta a tutto il popolo italiano.

    Tra le idee più diverse e stravaganti fu scelto il progetto del francese Henry Paul Nènot che nel 1880 si aggiudicò il primo concorso che prevedeva la costruzione di un arco trionfale a tre Fornici lungo Via Nazionale all’inizio di Piazza di Termini in quanto secondo Nènot il luogo rappresentava uno degli “ingressi” più importanti di Roma, vista la prossimità della Stazione Ferroviaria.

    Al centro della piazza, secondo Nènot, sarebbe sorta una gradinata cinta da otto statue, con Vittorio Emanuele II di Savoia nel mezzo, ritratto in piedi e con il braccio alzato gloriosamente. Quattro fontane ornamentali sarebbero state collocate a corollario.

    Veementi furono le critiche e le resistenze dei partecipanti italiani e il concorso fu sospeso per due valide ragioni. Le ferventi dispute sul fatto di non essere italiano l’autore per un monumento celebrativo al primo re d’Italia, e che il progetto fosse un rifacimento di un’opera precedente eseguita da Nènot per un’università francese realizzata nel 1877, come scoperto solo dopo.

    Il secondo concorso venne bandito nel 1882, questa volta soltanto nazionale, che a detta del presidente del Consiglio Agostino De Petris decretava che la nuova sede assegnata al monumento da erigersi fosse sull’altura settentrionale del campidoglio in asse con via del corso.

    La scelta del luogo non fu casuale, il Campidoglio è uno dei più importanti e famosi dei sette colli perché è qui che, secondo la leggenda, fu fondata la capitale d’Italia a pochi passi dal Colosseo, perché rappresentasse al massimo la Roma imperiale. Simbolicamente fu deciso di edificare lì il Vittoriano, in perfetta contrapposizione a San Pietro, simbolo invece del potere temporale dei Papi.

    I concorrenti ebbero un anno di tempo e le proposte furono 98 di cui ne vennero selezionate tre: quella dell’architetto tedesco Bruno Schmitz, quella di Manfredo Manfredi e quella di Giuseppe Sacconi. Nel 1884 la commissione reale votò all’unanimità Giuseppe Sacconi che nel suo progetto si ispirò ai grandi santuari ellenistici come l’altare di Zeus a Pergamo e il Santuario della Fortuna Primigenia di Palestrina.

    L’ambizione generale era di andare oltre la stratificazione storico-urbanistica della Roma papale, trasformandola in una moderna capitale europea al pari di Berlino, Londra e Parigi dove edifici come la Porta di Brandeburgo, l‘Admiralty Arch e l’Opéra Garnier sono il simbolo dell’orgoglio e della potenza delle rispettive nazioni. Il Vittoriano, pensato come un “foro” aperto ai cittadini, sarebbe stato l’analogo per Roma e l’Italia.

    Le demolizioni

    Le demolizioni furono ritenute indispensabili perché il Vittoriano sarebbe dovuto sorgere nel cuore del centro storico di Roma. Il Medioevo e il Rinascimento furono letteralmente decapitati per ricavare il vuoto nell’area di quella che un tempo era Piazza S.Marco (diventata Piazza Venezia). Interi quartieri rasi al suolo, un irripetibile scenario di secoli perduto per sempre.

    Iniziando da via del Corso verso il foro romano furono abbattuti: Palazzo Frangipane-Vincenzi, Palazzo Bolognetti-Torlonia, per un secolo uno dei più fastosi d’Europa traboccante di opere d’arte dove i principi davano i loro magnifici ricevimenti, per avere da via del Corso un’adeguata visione del Vittoriano.

    E ancora, la Torre di papa Paolo III e il Convento Francescano dell’Ara Coeli con il bellissimo Chiostro, la casa del pittore Giulio Romano, la bottega di Pietro da Cortona, scomparvero anche l’antica via della Pedacchia, via Macel de’ Corvi con la casa dove visse e morì il sommo artista Michelangelo e il vicolo di Madama Lucrezia. Clivi, rampe, corti interne, brevi scalinate, vicoli, case modeste e piccoli gioielli medioevali incastonati tra la piazza ed il colle Capitolino.

    Alcune autorevoli personalità, tra cui il sindaco di Roma Leopoldo Torlonia e l’archeologo Rodolfo Lanciani, manifestarono energicamente contro le demolizioni. L’accademico Ruggiero Bonghi, in sede parlamentare, protestò contro le demolizioni esortando il sindaco di Roma, che inoltrò una dura disapprovazione verso gli espropri e i relativi abbattimenti.

    I Ritrovamenti archeologici

    Tra i ritrovamenti archeologici venuti alla luce durante gli scavi per la costruzione del grande complesso ci fu un tratto delle mura serviane risalente al VI secolo a.C. Queste mura furono il primo vero e proprio sistema difensivo di Roma. Il Re Tarquinio Prisco fece avviare la grande cinta muraria, costruita in pietra tufacea, che si sviluppava inizialmente su un tracciato lungo circa sette chilometri. L’opera della lunga struttura difensiva prese poi il nome dal successore Servio Tullio che la ristrutturò estendendone il tracciato.

    Molti altri antichi reperti romani vennero poi rinvenuti, sparsi sulla vasta area del cantiere, tra cui l’Arce Capitolina (Santa Maria in Aracoeli) e resti di costruzioni, statue, capitelli, oggetti di uso comune e persino la massa fossile di un un elefante preistorico.

    Monumento a Vittorio Emanuele II

    Il Monumento a Vittorio Emanuele II (da cui il nome Vittoriano), in Stile Neoclassico, è un colossale complesso architettonico in marmo bianco (il cui splendente candore è discordante dal travertino usato abitualmente nella città), estratto dalle cave di Botticino a Brescia, che con una larghezza di 135 m., una profondità di 130 m. e 81 di altezza domina Piazza Venezia. La prima pietra fu solennemente posata dal re Umberto I nel 1885.

    Vicino al Colosseo e al Foro Romano, proprio a ridosso del Campidoglio, il gigantesco monumento simbolo dell’identità nazionale, si presenta in evidente contrasto estetico con gli altri palazzi storici che contornano la piazza, dovuto ad un groviglio di elementi architettonici che ha causato fin dai primi progetti giudizi antitetici per il suo stile e in particolar modo perché per la sua costruzione l’area fu sventrata totalmente.

    Il progetto di Giuseppe Sacconi, a causa del prolungarsi dei lavori, fu completato nel tempo dagli architetti Manfredo Manfredi, Gaetano Koch, Pio Piacentini ed Ettore Ferrari. Nonostante i costi dei lavori previsti da 9 siano balzati a 30 milioni di lire, nel 1885 si avviarono i lavori che impegnarono le manovalanze per 25 anni, un tempo abbastanza ridotto valutando la vastità dell’opera e il difficoltoso collocamento abitativo dei residenti nei dintorni le cui case furono abbattute.

    Il complesso monumentale è formato da una larga scalinata, che giunge al vasto spiazzale dell’Altare della Patria biforcandosi in due rampe che lo circondando. Si ricollegano poi dietro la statua del re e si dipartono di nuovo per convergere su un vasto terrazzamento sul quale si erge lo scenografico porticato a esedra che completa e incornicia l’opera architettonica..

    Opere architettoniche

    Le opere architettoniche del complesso monumentale del Vittoriano hanno un distinto simbolismo e rappresentano metaforicamente le virtù e i sentimenti della nazione riunita, sovente rappresentati come personificazioni allegoriche, che hanno animato il popolo italiano durante il Risorgimento, e si possono distribuire in 4 livelli:

    • La scalinata
    • Il Terrazzo dell’Altare della Patria
    • La Statua equestre
    • Il Sommoportico e i Propilei

    La scalinata

    L’ingresso al Vittoriano avviene attraverso un’artistica cancellata di Manfredo Manfredi che introduce ad un’imponente scalinata larga 40 metri delimitata ai lati dalle fontane dei due Mari posate su aiuole verdi, con due gruppi allegorici in bronzo dorato che rappresentano il Pensiero e l’Azione: quella di sinistra, opera di Emilio Quadrelli, rappresenta il mare Adriatico, rivolto a Oriente, con il Leone di San Marco e, a destra il Tirreno, opera di Pietro Canonica, con la lupa di Roma e la sirena Partenope.

    La scalinata ha sui due lati sei gruppi scultorei, quattro in bronzo dorato e due in botticino, il tipico marmo bresciano che ricopre tutto il monumento. I primi due, a sinistra un genio alato che rappresenta il Pensiero, autore Giulio Monteverde, e a destra l’Azione, di Francesco Jerace, che raffigura soldati che sollevando la bandiera d’Italia esprimono temi orientati alle idee patriottiche di Giuseppe Mazzini.

    Seguono due gruppi scultorei sui lati esterni raffiguranti Leoni alati simboli dei patrioti motivati da slancio e potenza per l’Italia unita e infine, all’apice della scalinata, la Vittoria alata su rostro di Edoardo Rubino, e la Vittoria alata su rostro di Edoardo De Albertis, simbolo allegorico dell’unità nazionale compiuta.

    Il terrazzo dell’Altare della patria

    Il terrazzo dell’Altare della Patria venne disegnato dallo scultore bresciano Angelo Zanelli, con la collaborazione al progetto dello scultore Noè Marullo. L’opera nella sua conformazione triangolare si erge solenne sulla prima piattaforma sopraelevata del grande complesso commemorativo, torreggiata al centro dalla statua della bellissima Dea Roma e dal sacello del Milite Ignoto. A sinistra l’allegoria del lavoro e a destra l’allegoria del Patriottismo. Il terrazzo dell’altare presenta statue e simboli con gruppi scultorei che simboleggiano i valori ideali ispirati alla nazione.

    Sulla balaustra, situati a sinistra e a destra dell’ingresso alla terrazza, i quattro gruppi scultorei si stagliano ad un’altezza di 6 metri. A sinistra la scultura di Augusto RivaltaLa Forza” è raffigurata da un muscoloso centurione romano con lancia e scudo con ai piedi un balestriere e un lavoratore meditabondo che tiene un piccone.

    La seconda opera sul versante sinistro è “La Concordia“, opera dello scultore Lodovico Pogliaghi, dove è effigiata al centro una donna togata con cornucopia, che rappacifica un senatore romano, simbolo della monarchia sabauda, e un giovane, simbolo del Popolo italiano. La Famiglia è personificata da una donna seduta con in braccio un bambino che incarna la nascita della nuova Italia.

    Sul lato destro del terrazzo “Il Sacrificio” ad opera di Leonardo Bistolfi, è il gruppo scultoreo composto da quattro figure che si avvinghiano in un etereo vortice. Protagonista è un soldato al centro morente baciato da una fanciulla che rappresenta il Genio della Libertà, sostenuto e confortato dalla Schiavitù e dalla Famiglia rasserenante. Quest’opera è considerata unanimemente uno dei capolavori del linguaggio Liberty italiano.

    Ultimo della balaustra è “Il Diritto” gruppo marmoreo dello scultore siciliano Ettore Ximenes, formato da quattro figure con al centro la Libertà che solenne rinfodera la spada dopo aver abbattuto la Tirannia che stringendo una frusta è ormai vinta e striscia ai suoi piedi. Il Popolo sullo sfondo, è spalleggiato nella lotta per lo spirito nazionale dalla Libertà e dal Diritto.

    La statua equestre

    La statua equestre di Vittorio Manuele di Savoia, fulcro dell’imponente monumento, è stata progettata da Enrico Chiaradia, con palesi riferimenti al monumento equestre di Marco Aurelio e, alla sua morte, completata da Emilio Gallori. Il gigantesco monumento dedicato al primo re della nuova Italia è uno dei più grandi monumenti d’Europa. Fu costruito dopo la morte del re, ma non fu completato fino al 1927.

    É un’enorme scultura in bronzo del re in tenuta militare su un destriero, alta 12 metri e lunga 10. É la statua più grande della città considerando che l’intero gruppo scultoreo è alto 24,80 m. compreso il piedistallo in marmo. In alta uniforme, il monarca marcia in sella a una cavalcatura che incede con passo fiero e trionfale.

    Per l’enorme gruppo bronzeo del re a cavallo furono necessari diversi cannoni del Regio Esercito per un totale di 50 tonnellate colate nella fonderia Bastianelli che suddivise la scultura in più di una dozzina di pezzi poi assemblati sul posto.

    Quando il re Vittorio Emanuele III si recò a vedere l’opera, le autorità cittadine organizzarono un rinfresco allestendo una lunga tavolata nella pancia del cavallo a cui sedettero 21 persone che avevano partecipato al progetto.

    Attorno alla base della statua sono contraddistinte 14 figure femminili allegoriche, opera di Eugenio Maccagnani, che rappresentano le città d’Italia, con Torino, che gode di un posto d’onore nel centro in quanto prima capitale d’Italia e città natale del re.

    Si trovano in senso antiorario, le altre città, le “Madri nobili” con i loro simboli e gagliardetti: Firenze, Napoli, Amalfi, Pisa, Ravenna, Bologna, Milano, Genova, Ferrara, Urbino, Mantova, Palermo e Venezia.

    Le gloriose forze armate vittoriose nelle guerre risorgimentali, il Genio, la Marina, l’Artiglieria e la Cavalleria ebbero anch’esse un posto d’onore da parte dello scultore Maccagnani che le decorò nella parte più bassa del basamento. Indubitabile modello di riferimento furono i rilievi della attigua Colonna Traiana.

    Tomba del Milite ignoto

    La Tomba del Milite Ignoto fu un’idea del colonnello Giulio Douhet per onorare un militare senza nome in Italia, come si evince dalle pagine del periodico “Il Dovere” il 24 agosto 1920. Il colonnello proponeva di seppellire i resti di un soldato sconosciuto a incarnare simbolicamente i caduti sui campi di battaglia nella prima Guerra mondiale e rimasti senza tomba o non identificati.

    Il governo con al capo Ivanoe Bonomi, dopo molti rinvii, convertì in legge nell’agosto 1921 la proposta per una Tomba del Milite Ignoto avanzata dal ministro della Guerra Luigi Gasparotto. Nell’occasione si decise che il cadavere sarebbe stato scelto tra i caduti nei campi di battaglia più provati dal conflitto, al confine nord-orientale dell’Italia e trasportato solennemente in treno a Roma e sepolto nel Vittoriano.

    Undici cadaveri provenienti da diversi fronti di battaglia furono esumati e riuniti nella cattedrale di Aquileia, dove la madre di un volontario morto, Maria Bergamas, ne scelse uno a caso il 28 ottobre. Durante il lungo viaggio, il convoglio si fermò 120 volte in villaggi e città dove le comunità locali omaggiarono questo unico soldato che incarnava il sacrificio di tanti valorosi.

    Il 2 novembre 1921, giorno dei morti, fu celebrata una messa nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e due giorni dopo con un grande rito commemorativo, il 4 novembrefu  sepolto nel monumento del Vittoriano a cui  parteciparono oltre al re d’Italia Vittorio Emanuele III, tutte le alte cariche delle forze armate, vedove di guerra, famiglie di soldati morti e una vasta presenza della popolazione.

    Il giorno della tumulazione, nella cripta a lui dedicata, tutto il popolo italiano si fermò per rendergli omaggio. In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia dal 29 ottobre al 2 novembre del 2011, e del novantesimo anniversario della traslazione della salma, è stata celebrata la rievocazione storica del viaggio in treno del feretro da Aquileia a Roma.

    Reparti delle forze armate in picchetto d’onore con atteggiamento solenne, stazionano giorno e notte a difesa della tomba del Milite Ignoto con la fiamma eterna posta sul braciere sotto l’Altare della Nazione.

    Il Sommoportico e i Propilei

    Il portico del Vittoriano, chiamato Sommoportico per la sua collocazione alta, è lungo 72 metri leggermente ricurvo ed è coronato da 16 solenni colonne con capitelli corinzi alte 15 m. Il fregio sopra il colonnato è abbellito con statue rappresentanti i 16 simboli allegorici delle regioni italiane. Nell’ideare il progetto Giuseppe Sacconi ha tratto ispirazione dal vicino Foro Romano dove c’é il Tempio di Castore e Polluce.

    Ricche e preziose decorazioni realizzate in stucco dorato caratterizzano il soffitto del Sommoportico, progettato da Gaetano Koch nel 1907 e ultimato nel 1909 dal marchigiano Giuseppe Tonnini con dipinti sulla parete di fondo, fino al pavimento in marmo. Gli interni del portico sono decorati con le allegorie delle scienze.

    I Propilei

    I due propilei che completano ai lati il sommoportico sono sormontati da una quadriga in bronzo, ognuna con una Vittoria Alata. Le due quadrighe riportano iscrizioni latine sugli architravi “Civium Libertati” a destra e “Patriae Unitati”, a sinistra simboleggiando la libertà dei cittadini e l’unità della Patria. Giulio Bargellini realizzò la decorazione del soffitto del propileo di sinistra con mosaici che rappresentavano figurativamente La Fede, La Forza, L’Opera e La Sapienza.

    La decorazione del soffitto del propileo a destra fu affidata d Antonio Rizzi sulla parte più alta con riferienti musivi a La Legge, Il Valore, La Pace, L’Unione e La Poesia. Le porte interne che introducono dai due propilei al portico sono state decorate da Antonio Garella con sculture allegoriche de L’Architettura e La Musica, nel vestibolo di sinistra, mentre in quello di destra troviamo le allegorie de La Pittura e La Scultura ad opera di Lio Gangeri.

    Le Terrazze delle Quadrighe

    Completano il Sommoportico le terrazze del Vittoriano situate all’altezza delle quadrighe sui propilei da cui il nome, le “Terrazze delle Quadrighe“. Si raggiungono dal 2007 con due ascensori in cristallo trasparente che permettono di salire fino a queste panoramiche vedute sulla parte superiore del monumento,

    Una volta raggiunte le terrazze a circa 80 metri d’altezza sarà l’occasione per ammirare a 360° le bellezze di Roma con delle vedute mozzafiato. Le splendide viste spaziano dallo splendore del Colosseo e dei Fori Imperiali fino alle chiese del centro storico dal versante sinistro, e dal Fiume Tevere al Ghetto ebraico, dalla Piazza del Campidoglio al Quirinale e dal moderno quartiere Eur ai caratteristici Castelli Romani sul versante destro.

    Un’attrazione cui è impossibile sottrarsi, un panorama affascinante che abbraccia tutta la città eterna. Una pausa dopo questa ubriacatura di vedute uniche al mondo la si può concedere in cima alle terrazze con un break al bar allettandosi con un drink.

    L’inaugurazione

    L’inaugurazione del complesso monumentale, con la presenza del re Vittorio Emanuele III, avvenne davanti a un’immensa folla il 4 giugno 1911, in occasione dell’Esposizione Internazionale di Torino e in concomitanza con le celebrazioni del 50º Anniversario dell’Unità Italiana.

    Alla cerimonia parteciparono anche la Regina Elena, la Regina madre Elisabetta di Savoia e la famiglia reale, compresa Maria Pia di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele II. Giovanni Giolitti, presidente del Consiglio, era presente assieme ai seimila sindaci d’Italia,  ai veterani delle Guerre Risorgimentale e ai tremila studenti delle scuole romane.

    Durante la cerimonia di inaugurazione del Vittoriano l’atmosfera vissuta  fu caratterizzata da un profondo spirito unitario e nazionale. Il solenne momento dell’inaugurazione fu immortalato dal gesto di scoprire il grande drappo che rivestiva la statua equestre di Vittorio Emanuele II. Il discorso dell’inaugurazione pronunciato poco prima da Giolitti cosi declamava:

    «Sopra questo colle che ricorda le glorie e la grandezza di Roma degnamente di inaugura il Monumento nazionale che nell’effigie del Padre della Patria riassume il ricordo delle lotte, dei sacrifici, dei martiri, degli eroismi che preparano e compirono la risurrezione dell’Italia.»

    Il Fascismo

    Il fascismo nel suo leader Mussolini adoperò il monumento del Vittoriano per rafforzare il suo status di movimento nazionale perché il fascismo non aveva a Roma luoghi di fondazione, né di memoria. Da qui l’appropriazione indebita del Vittoriano-Altare della Patria e della tradizione nazional-patriottica che rappresentava; secondo il regime dittatoriale era l’impronta distintiva più appariscente dell’unificazione del paese. Da qui l’errore che il Vittoriano viene spesso associato a Mussolini, e secondo la vulgata popolare che la sua nascita risalga proprio al periodo fascista.

    Ma i fascisti arrivando al potere nel 1922, sapevano che la grande mole bianca era già in costruzione da più di 40 anni con l’inaugurazione ufficiale del 1911, anche se non completata. Durante il ventennio furono necessari ulteriori abbattimenti e sventramenti per completare quest’opera, la più criticata e osteggiata fu la distruzione dell’intero borgo che lo separava dal Colosseo per fare spazio alla nuova Via dei Fori Imperiali.

    La marcia su Roma

    La sfilata trionfante delle camicie nere al termine della marcia su Roma organizzata dal Partito Nazionale Fascista (PNF), si era conclusa con l’omaggio di Mussolini alla tomba del milite ignoto e, accogliendo l’incarico dal re Vittorio Emanuele III di formare il governo, il Duce proclamò la celebre frase, «Porto a Vostra Maestà l’Italia di Vittorio Veneto, riconsacrata dalla vittoria».

    Scegliendo il monumento come auto-celebrazione del regime per eccellenza e formidabile manifesto di propaganda del regime, Mussolini si insediò di fronte al Vittoriano a Palazzo Venezia e da li il dittatore fascista nel maggio del 1938 ha ruggito i suoi bellicosi discorsi che portarono l’Italia nella seconda Grande Guerra. Sono stati 249 i filmati di regime distribuiti nei cinema italiani di propaganda in qui l’Altare della Patria faceva da sfondo ai famosi proclami alla popolazione fatti da Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia.

    I Musei

    Il Vittoriano con la sua gigantesca mole, dopo alcune operazioni di restauro e riqualificazione, ospita da anni nei suoi musei mostre e convegni dedicati a tematiche di interesse storico e culturale e rassegne che consacrano i grandi maestri dell’arte.

    Oggi è uno degli spazi espositivi più apprezzati della Capitale, dal concetto di “Italia libera e unita” con ampia documentazione sul Risorgimento fino a giungere all’arte moderna e contemporanea. Vi si accede da Via San Pietro in carcere, dal lato dei Fori Imperiali.

    Museo centrale del Risorgimento

    Situato all’interno dell’Ala Brasini alle spalle della Basilica dell’Ara Coeli, il Museo centrale del Risorgimento è stato fondato nel 1906 e inglobato nel monumento dedicato a Vittorio Emanuele II, quando era ancora in costruzione. Propone un percorso espositivo sulle tappe fondamentali della storia d’Italia, e le sue grandi sale ospitano oltre 500 opere d’arte, fotografie antiche, cimeli e armi che raccontano l’Unità d’Italia dall’inizio dell’Ottocento alla fine della Prima Guerra Mondiale.

    La prima sezione del Museo è dedicata ai principali protagonisti del Risorgimento. Importantissime testimonianze storiche sono costituite da carte (lettere, diari, manoscritti di opere), e poi dipinti, sculture, disegni, incisioni, stampe, che raccontano gli avvenimenti di questo fondamentale periodo della storia d’Italia, formando così un vasto archivio commemorativo del Risorgimento.

    La galleria è suddivisa in singole sezioni dedicate alle fasi delle lotte risorgimentali: dalla Restaurazione, dopo Napoleone, al 1848; dalla Repubblica Romana insediata nel 1849 alle imprese dei Mille (1860), al ricongiungimento di Roma all’Italia (1870).

    Sono illustrati particolari “temi” storici: la Guardia Civica, il brigantaggio, la satira politica, le tecniche di raffigurazione storica dell’Ottocento (dal disegno alla fotografia), la bandiera italiana, le monete e le medaglie.

    L’ultima sezione del Museo è interamente dedicata alla Prima Guerra Mondiale e i sui innumerevoli cimeli compreso il carro armato utilizzato nel 1921 per il trasporto delle spoglie del Milite Ignoto.

    Il Sacrario delle bandiere

    Il Sacrario delle Bandiere all’interno del Vittoriano raccoglie e custodisce le Bandiere di combattimento delle unità militari disciolte e dei vessilli militari in uso fino al termine del secondo conflitto mondiale, quelli con al centro lo stemma sabaudo.

    Un cimelio glorioso è la bandiera più antica attualmente custodita nel Sacrario del 1860; apparteneva alla fregata Giuseppe Garibaldi (ex Borbone), nave acquisita dal Regno delle due Sicilie all’Unità d’Italia.

    Al suo interno sono conservati anche altri cimeli della Marina, fra cui il MAS 15, il piccolo motoscafo silurante con cui il sottotenente di vascello Luigi Rizzo, il 10 giugno 1918 affondò la corazzata austro-ungarica Szent István.

    Il salone Grandi Mostre

    Il Salone Grandi Mostre è il più grande e prestigioso spazio espositivo dell’Ala Brasini. Con i suoi 700 mq di estensione ospita per tradizione, sin dalla sua apertura grandi mostre. Suddiviso in numerosi vani, la struttura è predisposta ad accogliere mostre articolate, suddivise in temi e sezioni.

    Un secondo livello soppalcato a balconata, permette un’accattivante vista sul pianterreno, consentendo di godere una panoramica veduta delle opere esposte da campi visivi e prospettive diverse. Negli ultimi due anni  si sono succedute mostre di livello internazionale come quelle dedicate a POLLOCK e la Scuola di New York, Andy Warhol, Risonanza cinese, Grandi Maestri della fotografia e Monet.

    Il salone centrale

    Posto al piano terreno dell’Ala Brasini si estende su una superfice di 400mq circa ed ospita solitamente mostre temporanee. L’elegante scalea che introduce il visitatore in Sala può essere utilizzata come zona preliminare alla mostra ed è percepibile fin dall’ingresso.

    L’impressione di un anello esterno e di una raccolta porzione centrale è dovuta alla forma quadrata e i quattro pilastri disposti metodicamente. Da adito dunque a molteplici declinazioni di allestimento, che possono essere realizzate attraverso l’integrazioni di pannelli e setti removibili, finalizzati a definire le sezioni o creare percorsi alternativi.

    La sala Giubileo

    Opposta al Salone Centrale, la Sala Giubileo può ospitare sia piccole esposizioni temporanee, che eventi speciali, considerata la sua superfice complessiva di 150 mq. É attigua alla scalea che porta allo spazio grandi mostre d’arte, pertanto offre una posizione favorevole e di una eccezionale visuale.

    L’area si estende in due spazi contigui, un corridoio con due pareti opposte interamente rivestite di pannellature che si apre in una graziosa sala.

    Milite Ignoto: la Cripta

    Opera dell’architetto Armando Brasini, la cripta del Milite Ignoto è un locale a forma di croce greca con una cupola, a cui si accede tramite due rampe di scale. Attraverso un breve tunnel si raggiunge la nicchia del sacello dove è riportata la motivazione della Medaglia d’oro al valor militare, massima decorazione militare italiana, conferita al Milite Ignoto:

    «Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz’altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria»

    Sulla porta del simulacro è invece presente il seguente epitaffio redatto da Vittorio Emanuele III in persona:

    «Ignoto il nome – folgora il suo spirito – dovunque è l’Italia – con voce di pianto e d’orgoglio – dicono – innumeri madri: – è mio figlio»

    L’attentato

    L’attentato al Vittoriano ebbe luogo nel pomeriggio del 12 dicembre 1969, fortunatamente senza causare vittime. Con un intervallo di dieci minuti due bombe scoppiarono a ridosso dei due propilei nella parte alta delle terrazze.

    La prima deflagrazione danneggiò il basamento della bandiera sgretolando la spalletta di marmo adiacente e scaraventando sulla sottostante Via dei Fori imperiali grosse schegge di marmo e macerie.

    La seconda esplosione aveva divelto la porta di bronzo che conduce all’interno del monumento provocando sul gradino di marmo un ampio foro. Lievi furono i danni causati alla vicina chiesa dell’Ara Coeli i cui vetri e finestre andarono in frantumi.

    Gli investigatori avanzarono l’ipotesi che un paio di dinamitardi erano saliti sull’Altare della Patria dalla parte della chiesa dell’Ara Coeli e, penetrando nell’interno e scavalcando un cancelletto di ferro avessero collocato li le bombe probabilmente munite di miccia.

    A causa dei danni dovuti all’attentato il Vittoriano fu chiuso al pubblico e tale restò per trent’anni. Il glorioso complesso monumentale già da tempo era ignorato perfino dalle istituzioni e la sua utilità non era più sentita o riconosciuta neanche dalla popolazione.

    La Riscoperta

    La riscoperta del Vittoriano e la riapertura al pubblico avvenne il 4 novembre 2000, nella ricorrenza della commemorazione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Dopo un metodico restauro, fu per iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi che volle proporlo con la moderna funzione di nuovo foro per Roma. In quella storica occasione il Presidente così si pronunciò:

    “Riapro questa straordinaria terrazza di Roma, la nostra capitale, in cima a un monumento che sta diventando il fulcro centrale di ogni romano con l’eterno città”.

    Grazie alla riapertura dopo trent’anni di oblio e con il nuovo sistema di illuminazione che ha contribuito a riavvicinare i cittadini al monumento, l’imponente complesso architettonico ha elevato il suo valore, candidandosi come importante esempio dell’arte dei primi decenni dell’Unità Nazionale, sorprendente fusione per le numerose opere d’arte che accoglie, tra liberty, eclettismo e neoclassicismo.

    L’Altare della Patria, dal 4 novembre 2000, è teatro delle cerimonie ufficiali che si svolgono annualmente in occasione della Festa della Liberazione Italiana del 25 aprile, della Festa della Repubblica Italiana del 2 giugno e della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate del 4 novembre.

    Cosa vedere vicino al Vittoriano

    Molti sono i siti archeologici e i palazzi storici che si possono ammirare vicino al Vittoriano. Alle spalle troviamo il Campidoglio dove, sulla piazza disegnata da Michelangelo, si erge il Palazzo Senatorio con all’interno i Musei Capitolini, il Palazzo dei Conservatori e Palazzo nuovo.

    Sul lato sinistro del complesso architettonico il Foro Romano, il Colosseo, i Fori Imperiali con la Colonna di Traiano e sul lato destro il Teatro di Marcello. Frontalmente si affaccia su Piazza Venezia una delle più celebri piazze di Roma con il Palazzo Venezia, che internamente ospita il relativo museo e il Palazzo Bonaparte al limite di Via del Corso.

    Poco distante con una passeggiata a piedi si possono visitare la famosissima Piazza Navona con la Fontana dei quattro Fiumi di Gian Lorenzo Bernini e la Chiesa di Sant’Agnese di Francesco Borromini e successivamente il grandioso Pantheon uno dei monumenti più antichi e visitati della città.

    Come arrivarci

    Situato al centro di Piazza Venezia il Vittoriano si avvale di diverse autolinee urbane e della metropolitana. La fermata Colosseo della metro B (linea azzurra) e le linee dei bus n° 81, 85, 87, 186, 571, 810, 850, 44, 84, 190, 780 e 781 che fermano a Piazza Venezia consentono di raggiungere il Vittoriano.

    Un’alternativa è la fermata Spagna dalla linea A della metro che permette di raggiungere la piazza, attraversando a piedi la strada dello shopping per eccellenza, via Condotti, che incrocia Via del Corso alla fine della quale sul versante sinistro si trova il monumento.

    Sono in corso i lavori di scavi della linea C della metropolitana per la realizzazione della stazione proprio in Piazza Venezia.

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