Fantastica, 18ª Quadriennale d’arte

11 Ottobre - 18 Gennaio 2026

La mostra propone l’arte contemporanea non come rappresentazione, ma come forma di sperimentazione cognitiva. Mettendo in primo piano l’immaginazione, Fantastica riafferma il ruolo dell’arte come spazio in cui è possibile concepire realtà alternative. Questa dimensione è particolarmente significativa in un momento storico caratterizzato da una diffusa crisi dell’immaginazione.

Palazzo Esposizioni Roma, via Nazionale 194

Installazioni di Fantastica, la Quadriennale di Roma 2025. Foto: Agostino Osio / Alto Piano
Installazioni di Fantastica, la Quadriennale di Roma 2025. Foto: Agostino Osio / Alto Piano

Fantastica, la 18ª Quadriennale d’arte, si configura come una delle mostre istituzionali intellettualmente più ambiziose dedicate all’arte contemporanea italiana degli ultimi decenni. Ideato e promosso dalla Fondazione La Quadriennale di Roma, il progetto riafferma la missione storica della Quadriennale come apparato interpretativo piuttosto che come panorama celebrativo.

Il presupposto curatoriale di Fantastica rifiuta l’idea della mostra come specchio del presente. Lo spazio espositivo diventa invece un luogo in cui la ricerca artistica è mobilitata per interrogare le condizioni stesse attraverso cui la realtà viene costruita e percepita. Il fantastico, in questo contesto, non opera come genere o categoria stilistica, ma come metodo critico: uno strumento che consente agli artisti di muoversi lungo la soglia instabile tra ciò che è visibile e ciò che rimane latente, tra memoria storica e proiezione speculativa.

La mostra è articolata in cinque capitoli, ciascuno dei quali è stato curato secondo una prospettiva distintiva da Luca Massimo Barbero, Francesco Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Francesco Stocchi e Alessandra Troncone. Riunendo 54 artisti viventi, molti dei quali partecipano alla Quadriennale per la prima volta, il progetto presenta un corpus consistente di opere, tra cui un numero significativo di produzioni site-specific concepite in dialogo con gli spazi espositivi.

Presupposti teorici e significato di “Fantastica”

Il titolo “Fantastica” racchiude il nucleo concettuale della mostra. Lungi dall’evocare la fantasia come forma di evasione o immaginazione decorativa, l’esposizione recupera il fantastico come modalità di pensiero profondamente radicata nell’indagine epistemologica. Il fantastico emerge qui come forza destabilizzante, capace di interrompere le narrazioni dominanti e di smascherare la natura costruita della realtà. Esso opera in una zona interstiziale tra conoscenza razionale e speculazione immaginativa, dove il significato non è né fisso né pienamente determinato.

Il fantastico come dispositivo concettuale

All’interno di Fantastica, il fantastico funziona come dispositivo concettuale attraverso cui gli artisti articolano risposte interpretative alle condizioni del contemporaneo. Le opere presentate non mirano a illustrare la realtà, ma a interrogare i quadri strutturali che la rendono intelligibile. Attraverso scenari allegorici, temporalità alterate e trasformazioni simboliche, gli artisti rivelano come la percezione sia modellata da strutture ideologiche, mediazioni tecnologiche e memorie culturali.

Questo approccio colloca la mostra all’interno di una più ampia genealogia intellettuale che comprende le teorie dell’immaginario e la narrativa speculativa. Il fantastico diventa così uno strumento di produzione di conoscenza, capace di affrontare fenomeni che resistono alla rappresentazione empirica, come la violenza sistemica, il collasso ecologico e l’astrazione del potere. In questo senso, l’immaginazione non si oppone alla razionalità, ma opera come forma complementare di ragionamento critico.

L’immaginazione come strumento interrogativo

La mostra pone in primo piano l’immaginazione come forza attiva, in grado di mettere in crisi i limiti della conoscenza convenzionale. Attraverso la mobilitazione di costrutti fantasiosi, gli artisti si confrontano con il presente in modo obliquo, producendo forme di comprensione che rimarrebbero inaccessibili mediante approcci puramente documentari o realistici. Questa strategia consente una riconfigurazione del rapporto tra arte e verità, spostando l’attenzione dall’accuratezza alla pertinenza, dalla descrizione all’interpretazione.

Finzione, mito e strutture narrative

Molte delle opere in Fantastica attingono a narrazioni ipotetici, archetipi mitologici o episodi storici rielaborati. Queste strutture narrative funzionano come cornici attraverso cui gli artisti esplorano questioni di identità, potere e memoria. Il mito, in particolare, opera come dispositivo temporale capace di comprimere passato, presente e futuro in un unico campo simbolico, consentendo di affrontare problematiche contemporanee attraverso forme trans-storiche.

L’uso della finzione all’interno della mostra non implica un distacco dalla realtà. Al contrario, i racconti simulati rivelano spesso verità più profonde sulle strutture sociali e sugli immaginari collettivi. Attraverso la costruzione di mondi alternativi o futuri speculativi, gli artisti mettono in luce la contingenza dei sistemi esistenti e aprono spazi di riflessione critica.

Posizioni artistiche e pratiche di ricerca

La mostra presenta un ampio spettro di pratiche artistiche che riflettono la complessità dell’arte contemporanea italiana, evita deliberatamente una classificazione basata sui media, privilegiando invece affinità metodologiche e traiettorie concettuali. Pittura, scultura, installazione, video, suono e pratiche performative coesistono all’interno di un impianto curatoriale fluido che rispecchia la natura ibrida della ricerca artistica attuale.

Dialoghi intergenerazionali e trasversali

Una caratteristica distintiva della mostra è il rifiuto di rigide categorizzazioni generazionali. Artisti affermati con decenni di esperienza sono presentati accanto a praticanti emergenti, non come rappresentanti di fasi storiche distinte, ma come partecipanti a un campo discorsivo condiviso. Questa strategia curatoriale evidenzia la persistenza di alcune questioni critiche — come la costruzione della soggettività, la politica della rappresentazione e l’impatto dei sistemi tecnologici — attraverso diverse generazioni.

Il dialogo intergenerazionale promosso da Fantastica mette in discussione modelli lineari di storia dell’arte basati su successione e rottura. La mostra rivela invece una rete di continuità, ritorni e reinterpretazioni, in cui le pratiche artistiche sono comprese come risposte in evoluzione a interrogativi ricorrenti, piuttosto che come innovazioni isolate.

Continuità, rottura e riconfigurazione

Mentre alcuni artisti manifestano un chiaro confronto con le avanguardie storiche o le tradizioni artistiche del secondo dopoguerra, altri mettono in atto rotture deliberate attraverso metodologie sperimentali e approcci speculativi. La coesistenza di queste posizioni genera una tensione produttiva che riflette l’eterogeneità della produzione artistica contemporanea. Lungi dal risolvere tale tensione, la mostra la mette in evidenza come condizione costitutiva del presente.

Materialità, tecnologia e media espansi

Il rapporto tra materialità e tecnologia occupa una posizione centrale all’interno di Fantastica. Molte opere esplorano il modo in cui i processi digitali trasformano la materia fisica, o come le esperienze virtuali vengano ri-materializzate nello spazio espositivo. Questa dialettica riflette una trasformazione più ampia dell’arte contemporanea, in cui la tecnologia non è semplicemente uno strumento, ma una condizione strutturante che modella percezione, produzione e distribuzione.

Gli artisti si confrontano in modo critico con le culture digitali, i sistemi algoritmici e gli ambienti in rete, spesso rivelandone le implicazioni ideologiche. Parallelamente, emerge una rinnovata attenzione ai processi materiali — come l’artigianato, il lavoro manuale e la presenza fisica — che funge da contrappunto all’astrazione digitale.

Pratiche ibride ed espansione sensoriale

Installazioni sonore, ambienti immersivi e gesti performativi ampliano la dimensione sensoriale della mostra. Queste pratiche mettono in discussione la centralità del visivo e invitano il pubblico a rapportarsi all’arte come esperienza temporale e incarnata. La mostra sottolinea così il ruolo del corpo come luogo di percezione e conoscenza, complicando la tradizionale separazione tra osservatore e opera.

Percorso espositivo

La struttura architettonica di Palazzo Esposizioni svolge un ruolo attivo nella costruzione del discorso revisionista della mostra. Lungi dal funzionare come contenitore neutro, l’edificio diventa parte integrante della strategia curatoriale. L’esposizione si sviluppa su più livelli, sfruttando la scala monumentale dello spazio per articolare un ritmo complesso di incontro e riflessione.

Articolazione spaziale e ritmo curatoriale

Il percorso espositivo è concepito come una sequenza di situazioni spaziali piuttosto che come un itinerario lineare. I visitatori attraversano zone di densità visiva e aree di sospensione spaziale, generando un ritmo che favorisce un’attenzione lenta e consapevole. Questa coreografia spaziale rispecchia la struttura concettuale della mostra, che privilegia la molteplicità e l’interpretazione aperta rispetto alla chiarezza didascalica.

L’assenza di una traiettoria narrativa univoca consente al pubblico di costruire percorsi interpretativi personali, entrando in relazione con le opere attraverso associazioni e risonanze. Questo approccio riflette un più ampio mutamento nelle pratiche curatoriali, in cui il significato è inteso come relazionale e contingente piuttosto che fisso.

Costellazioni e risonanze tematiche

Invece di sezioni tematiche rigidamente delimitate, la mostra è organizzata attraverso costellazioni di opere che dialogano tra loro su piani formali e concettuali. Queste costellazioni attraversano media, generazioni e posizioni estetiche, favorendo connessioni inattese e nuove possibilità interpretative.

Interventi site-specific e contestuali

Diversi artisti hanno sviluppato opere appositamente per gli spazi di Palazzo Esposizioni. Questi interventi site-specific dialogano direttamente con il contesto architettonico e storico della sede, attivando l’edificio come spazio discorsivo. Rispondendo alla sua scala, ai materiali e alla memoria istituzionale, le opere mettono in primo piano il rapporto tra arte contemporanea e dispositivi espositivi.

L’architettura come medium interrogativo

L’interazione tra opere e architettura dissolve la distinzione tra contenitore e contenuto. Pareti, soffitti e spazi di transizione diventano elementi attivi nella produzione di significato, rafforzando l’ambizione metodologica della mostra. L’architettura si trasforma così da semplice sfondo a medium attraverso cui prendono forma le idee artistiche e curatoriali.

Perché “Fantastica” è rilevante oggi

Fantastica afferma la propria rilevanza non attraverso pretese di rappresentatività, ma grazie alla sua capacità di articolare la complessità. In un panorama culturale sempre più guidato dall’immediatezza e dalla semplificazione, la mostra insiste sul valore dell’opacità critica e dello sforzo interpretativo. Invita il pubblico a confrontarsi con l’incertezza come condizione produttiva, piuttosto che come problema da risolvere.

Un osservatorio del presente

La mostra funziona come un osservatorio che rivela il modo in cui gli artisti contemporanei rispondono alla frammentazione sociale, alla crisi ecologica e alla trasformazione tecnologica. Attraverso narrazioni speculative e costruzioni simboliche, le opere articolano forme di resistenza ai paradigmi dominanti e propongono modalità alternative di immaginare il futuro.

L’arte come spazio speculativo

Mettendo in primo piano l’immaginazione come forza critica, Fantastica riafferma il ruolo dell’arte come spazio in cui possono emergere nuove forme di pensiero. La mostra colloca la pratica artistica come attività speculativa capace di affrontare i limiti della conoscenza esistente e di immaginare mondi altri.

La Quadriennale come progetto istituzionale

In quanto 18ª Quadriennale d’arte, Fantastica conferma la persistente rilevanza delle grandi mostre istituzionali come piattaforme di discorso critico. Il rigore dell’impianto curatoriale e l’ambizione intellettuale del progetto rafforzano il ruolo della Quadriennale come punto di riferimento per comprendere le traiettorie in evoluzione dell’arte contemporanea italiana.

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