Circo Massimo

Il Circo Massimo è un antico stadio dedicato alle corse dei cavalli e spettacoli pubblici legati alle feste religiose romane, i "Ludi Romani". Ancora oggi è il più grande stadio mai costruito dall'uomo.
    Circo Massimo, Roma. Storia e descrizione

    • Dove si trova:
      Via del Circo Massimo

    • Realizzato da:
      Gaio Giulio Cesare nel II a.C.

    • Cosa vedere:
      Area archeologica del Circo Massimo, torre della Moletta

    • Apertura:
      Tutti i giorni, h24 (dettagli e limitazioni nell’articolo)

    • Come arrivare:
      Stazione Metro: Circo Massimo (rossa), a 30 m.

    Il più grande stadio della storia: il Circo Massimo

    Il Circo Massimo (Circus Maximus, in latino) è considerato la struttura per spettacoli più grande del mondo antico ed è stato un polo di aggregazione sociale fin dalle origini di Roma.

    Attualmente, di questa poderosa opera di ingegneria romana non resta che un grande prato verde e poche strutture superstiti, ma grazie ai recenti scavi, agli interventi di restauro e riqualificazione e all’allestimento di un interessante e immersivo percorso di vista, è possibile per chi è in visita a Roma ammirare i resti di uno dei luoghi simbolo della civiltà romana.

    Eventi spettacolari

    Il Circo Massimo è stato teatro di uno degli avvenimenti leggendari più famosi di tutta la storia romana: il Ratto delle Sabine, il rapimento da parte di Romolo e dei romani delle donne delle tribù sabine, che portò poi alla fusione tra i due popoli. La leggenda narra che il rapimento avvenne proprio nel Circo Massimo mentre si celebravano i Consualia, le feste dedicate al dio Conso, durante le quali si svolgevano corse di asini, muli e cavalli. Lo stesso Romolo partecipò alle corse con i carri.

    Gli atleti che gareggiavano nella corsa con i carri erano divisi in quattro squadre e dovevano compiere sette giri intorno alla spina, giri di cui si teneva il conto attraverso l’esposizione di sette delfini, mossi gradualmente in base al giro corrente, o di sette uova, lasciate cadere ad ogni nuovo giro.

    Oltre alle corse per le bighe per i Ludi Romani in onore di Giove, si tenevano spettacoli di ogni genere, che entusiasmavano per la loro magnificenza e per la loro crudeltà la folla delle plebe e le file dei senatori. Si ricorda lo scontro organizzato da Pompeo tra un gruppo di gladiatori e 20 elefanti, la caccia agli animali esotici provenienti dai confini dell’impero sempre in espansione e le spettacolari naumachie, vere e proprie battaglie navali simulate che si combattevano sulla pista inondata artificialmente con le acque del Tevere.

    Storia

    Le origini del Circo Massimo si perdono nel mito e nella leggenda fino a Romolo, ma la realizzazione dei primi palchi in legno stabili risale probabilmente al re Tarquinio Prisco per celebrare i Ludi Romani.

    Il periodo repubblicano

    L’organizzazione vera e propria di questo spazio pubblico si verifica in età repubblicana e riguarda, più che l’area della pista o le gradinate, la zona centrale denominata spina. Qui infatti vengono innalzati statue, signa, edicole e sacelli dedicati alle divinità che avevano nella Valle Murcia la sede principale del loro culto.

    Nel 329 a. C. vengono costruiti i carceres, gli stalli di partenza in legno, e le prime gradinate, sempre in legno, in pianta stabile, mentre nel 174 a.C. vengono migliorate le strutture di supporto. Bisogna aspettare la salita al potere di Giulio Cesare, assieme alle nuove e più stabili condizioni politiche ed economiche, per la costruzione del primo edificio in muratura, che fungeva sia da supporto agli spalti sia da struttura per le botteghe e le tabernae fino ad allora disposte disordinatamente intorno al Circo Massimo.

    L’età imperiale

    Ad Augusto si devono poi ulteriori lavori di sistemazione, con la costruzione dei delfini contagiri e del pulvinar, il palco reale da cui la Domus Augusta (la famiglia imperiale) assisteva agli spettacoli del Circo Massimo da un luogo privilegiato.

    Tiberio ricostruì parte delle gradinate, mentre Claudio fece realizzare i primi carceres in marmo. Nerone, che fu anche protagonista di una corsa con le bighe, aumentò la capienza della struttura, eliminando i corsi d’acqua a ridosso della pista e sostituendoli con gradinate. Il grande incendio che devastò Roma durante il suo principato, nel 64 d. C., ebbe il suo focolaio proprio nel Circo Massimo, distruggendo gran parte del complesso. Tuttavia, già nel 68 d. C., l’area era perfettamente funzionante e pronta ad accogliere l’imperatore di ritorno dal suo viaggio trionfale in Grecia.

    A Tito di deve la costruzione del grande arco al centro del lato corto curvilineo e altri abbellimenti, ma un nuovo grande incendio rese necessaria una vera e propria ricostruzione ad opera di Traiano.

    Declino

    Gli imperatori successivi si dedicarono, chi più chi meno, all’ampliamento e all’abbellimento del Circo Massimo, ma con la caduta dell’impero e la scomparsa di un potere centrale forte, anche la funzione di centro di aggregazione e di spettacolo venne meno.

    È certo che già nel VIII secolo la pista non fosse più in uso, come dimostra il passaggio di un piccolo acquedotto, e nei secoli successivi l’intera area venne usata come magazzino o cave di materiale.

    Nel XII secolo si attesta la presenza di un mulino e diverse macine, nonché di una torre, chiamata Torre della Moletta, appartenuta alla potente famiglia Frangipane e costituita da un paramento murario e blocchetti di tufo alternato a mattoni e materiale di recupero.

    Nel corso del Cinquecento l’area del Circo Massimo, così come l’intera città di Roma, divenne riserva privata di caccia alle opere d’arte di papi e famiglie nobiliari. Nel 1587 Papa Sisto V riportò alla luce i due grandi obelischi che decoravano la spina e li fece trasportare in Piazza del Popolo e Piazza San Giovanni in Laterano.

    Età moderna

    Con l’avvento del fascismo, l’area del Circo Massimo sembra riacquistare la sua funzione di aggregazione sociale e palcoscenico del potere centrale: diventa infatti sede delle maggiori mostre ed esposizioni organizzate dal Mussolini per celebrare l’efficienza e la produttività del governo fascista.

    Struttura del Circo Massimo

    Il Circo Massimo si configura, fin dalle sue origini, come luogo di aggregazione e spettacolo e, durante il principato augusteo e negli anni immediatamente successivi, i suoi spazi vennero ben definiti e circoscritti.

    Le dimensioni del Circo Massimo sono notevoli: non a caso si tratta di una delle strutture per spettacoli più grandi dell’antichità, con i suoi 600 metri di lunghezza e 140 di larghezza.

    Le parti principali del Circo Massimo sono:

    • Cavea
    • Carceres
    • Spina
    • Emiciclo

    La cavea: ad ogni ceto sociale il suo posto a sedere

    La cavea, ossia le gradinate su cui sedevano gli spettatori, occupava un’area di circa 38.000 metri quadri, sviluppata su tre livelli (quello inferiore con sedili in pietra e quelli superiori in legno), ed era divisa in quattro settori, in base alla gerarchia sociale. Si distinguono infatti, dal basso verso l’alto: ima cavea, media cavea, summa cavea e porticus in summa cavea. I posti migliori erano ovviamente assegnati ai ceti sociali più elevati (cavalieri e senatori), mentre gli altri erano ad uso della plebe. Attualmente sono visibili numerosi frammenti di gradini in travertino, profondi circa 50 cm e alti 28, con il lato anteriore decorato da un listello nella parte superiore.

    Come racconta Patrizia Arena (Il Circo Massimo come microcosmo dell’impero attraverso la ripartizione dei posti) “già nel 194 a. C. o nel 191 a. C. i censori ordinarono agli edili curuli di separare i posti per i senatori da quelli per il popolo, dando inizio alla lunga serie di leggi sui posti a sedere nei ludi a Roma”. Tali leggi porteranno poi, in epoca imperiale, all’assegnazione permanente di alcuni posti a sedere assegnati ai ceti più alti, alle caste sacerdotali e ai membri della famiglia imperiale. Tali posti erano delimitati attraverso delle transenne, di cui restano frammenti in marmo lunense decorati con delfini. È curioso ricordare come anche i principi defunti della Domus Augusta, durante il principato di Augusto e Tiberio, avessero una sella (sedile in pietra) riservato al Circo e nei teatri, proprio nel posto che avevano occupato quando erano ancora in vita.

    La capienza della cavea segue l’evoluzione del Circo Massimo stesso: sotto il principato di Traiano, che ricostruì il sito quasi per intero, si ipotizzano un numero teorico di posti compreso tra i 200.000 e i 225.000, mentre i Cataloghi Regionari in età tardo antica riportano la cifra – forse troppo felice – di 385.000 o 485.000 posti.

    Carceres

    I carceres non erano altro che i cancelli da cui partivano i carri, e costituivano il limite del Circo Massimo dal lato del Tevere, al lato opposto dell’Arco di Tito. Erano collocati su una linea leggermente obliqua, un po’ come i moderni blocchi di partenza dell’atletica, per dare a tutti i concorrenti le stesse opportunità, e un meccanismo complesso ne consentiva l’apertura contemporaneamente.

    I primi carceres in legno furono realizzati nel 329 a.C., a cui seguirono poi successivi interventi di restauro e ricostruzione. Si deve a Claudio la realizzazione di carceres stabili e permanenti in marmo, che costituiranno definitivamente il limite occidentale del Circo Massimo.

    Come già sottolineato, il Circo Massimo è profondamente legato agli aspetti cultuali e sacri della vita romana, e non solo a giochi e agoni fini a se stessi. Per questo, è intriso, anche nelle sue strutture più funzionali, di una profonda simbologia, e ciò riguarda anche i carceres. Essi erano infatti dodici, come i segni zodiacali e come i mesi dell’anno.

    La spina

    La spina, ossia la piattaforma rettangolare posta al centro del Circo Massimo, era delimitata da due segnacoli (metae), ed era riccamente decorata con statue, signa e sacelli delle principali divinità collegati ai ludi. A partire dalla seconda metà del II secolo viene citata anche con il termine Euripus, che fa riferimenti a vasche, fontane e bacini d’acqua che andarono ad decorare ulteriormente quest’apparato decorativo così scenografico e simbolico. Della decorazione della spina non rimane molto, a causa di “una spoliazione sistematica delle strutture iniziata sia dall’età post antica e medievale”, come afferma Stefania Pergola (Riflessioni su alcuni materiali lapidei

    Fanno eccezione un frammento di rilievo con una scena di naufragio, un frammento di una scultura raffigurante un coccodrillo e diversi altri frammenti decorati. Un destino diverso da quello degli altri elementi decorativi è quello dei due obelischi egiziani. Il primo venne collocato da Augusto nel 10 a.C. al centro della spina, mentre il secondo fu eretto da Costanzo II nel 357. Essi però non mantengono più la loro posizione originaria. Vennero infatti recuperati nel 1587 su ordine di Sisto V, trasportati e ricomposti in piazza S. Giovanni in Laterano e in piazza del Popolo. Negli scavi sono andate perdute le basi e la platea in travertino e granito rosso.

    Emiciclo

    L’emiciclo orientale del Circo Massimo è parzialmente conservato e attualmente visitabile, e permette di farsi un’idea di come il Circo Massimo fosse davvero un microcosmo funzionale alla vita della città. Anche questo, come l’intero sito, ha subito modifiche e ampliamenti nel corso del tempo, cambiamenti ancora visibili nei diversi materiali e tecniche di realizzazione, come illustra accuratamente Paola Ciancio Rossetto (Circo Massimo: la riscoperta di un monumento eccezionale).

    In generale però, si possono individuare due diverse tipologie di ambienti al piano terra: quelli di passaggio e quelli destinati alle botteghe. La prima tipologia comprende vani e corridoi dotati di scale che portavano ai piani superiori della cavea (oggi andati perduti a causa della fragilità di queste strutture, probabilmente in legno) o a quelli inferiori, mentre la seconda tipologia era riservata alle tabernae e a tutte le altre attività che facevano da corollario alle attività del Circo. Centri per le scommesse sulle corse dei cavalli, negozi di generi alimentari, magazzini, locande e anche lupanari: tutti questi edifici occupavano l’emiciclo orientale del Circo offrendo agli spettatori una vera e propria esperienza immersiva di svago e divertimento. Potremmo paragonarlo, secondo l’ardita ma calzante metafora di Marialetizia Buonfiglio (La definizione di uno spazio urbano: nuovi elementi sulle fasi di fondazione e sviluppo del Circo massimo alla luce delle recenti indagini) ad un moderno centro commerciale.

    La facciata dell’emiciclo era decorata con sottili pilastri in peperino, mentre i sostegni delle gradinate erano in murature di mattoni. Dopo la ricostruzione di epoca traianea, a cui risalgono le strutture visibili tutt’oggi, vennero realizzate ulteriori murature di supporto in reticolato su fondazioni in cavo armato e strutture idrauliche ricavate da materiale di recupero.

    Il Circo Massimo oggi

    Ancora oggi svolge ininterrottamente questa funzione: è una delle location romane preferite per spettacoli, concerti ed eventi di portata mondiale. Il segreto di questo successo è legato sia all’ottima posizione geografica, a cavallo tra il Palatino e l’Aventino, nella Valle Murcia, sia alla sua smisurata capienza.

    Oggi, l’area della pista del Circo Massimo è godibile da chiunque viva nelle capitale o organizzi una visita a Roma: nell’ampia area verde è possibile fare jogging, passeggiare con i cani o semplicemente prendere il sole circondati dai resti dell’antica struttura.

    Questa suggestiva cornice tra il Palatino e l’Aventino fa anche da sfondo a numerosi eventi, tra cui spettacoli, concerti e manifestazioni sportive, che riportano il Circo Massimo alla sua antica funzione di area di aggregazione sociale e politica, un vero e proprio microcosmo.

    Il percorso di vista è ben organizzato, grazie ai lavori di restauro conclusi nel 2016, e permette di visitare le gallerie che conducevano alle gradinate delle cavea e le botteghe adiacenti alla strada, nonché ammirare l’intera area archeologica da una terrazza panoramica appositamente costruita. Particolarmente suggestiva è anche la Circo Maximo Experience, un percorso della durata di circa 40 minuti che si svolge con l’ausilio della tecnologia a realtà aumentata e virtuale e che permette di visitare – virtualmente – il Circo Massimo in tutto il suo antico splendore durante le diverse fasi di costruzione.

    Come arrivarci

    Il Circo Massimo è facilmente raggiungibile con diversi mezzi pubblici in partenza dalla stazione di Roma Termini:

    • Metro B direzione Laurentina, fermata Circo Massimo
    • Tram 3, fermata Aventino-Albania
    • Autobus 75 (Poerio/Marino), fermata Circo Massimo

    Biglietti

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